Il motivo

“Sapersi raccontare è un’arte”.

Ho sentito per la prima volta questa frase una sera al pub, in un anonimo giovedì sera di metà Settembre. Mi ero ritrovato a parlare con un attore, il quale tra vari discorsi (era interessante perché nella vita facciamo cose completamente diverse) mi chiese la mia storia. Scelsi quindi di raccontargli l’ultimo pezzo, l’anno accademico appena trascorso 2024/2025, che ho dedicato alla ricerca di un posto di dottorato in varie università di Europa e oltre. Forse il racconto andò bene, mi sembrava interessato ed si è concretizzato nella riflessione finale sul valore non solo delle storie, ma anche del narrarle in un modo che fosse alla loro altezza. Non ci avevo mai pensato. Non nego che raccontare una storia sia semplice, la letteratura ha come esponenti maggiori grandi storie con ancora più grandi narratori, ma non avevo mai preso in considerazione che il protagonista possa essere io con al centro la mia visione della mia vita. Queste riflessioni hanno reso quella serata interessante anche nei giorni a seguire e sono rimaste in misura più o meno preponderante in un angolo del mio subconscio, fino a ora. Voglio provare a raccontarmi, ma non in senso generalista: voglio scrivere dell’esperienza che vivrò per i prossimi tre anni, dato che alla fine dei giochi sono riuscito a vincere una borsa di dottorato. Credo che la differenza tra lo scrivere in un blog e in un diario personale sia la stessa che intercorra tra un monologo e un soliloquio: nel primo è intesa la presenza di un pubblico, nell’ultimo no. Si tratta si scrivere in modo vivo ma lucido a una potenziale platea, dovendo capire cosa per me sia scontato e cercarlo di introdurre al meglio. Questo progetto mi aiuterà sicuramente in un altro arduo compito che sono chiamato ad assolvere: far capire ai miei amici cosa faccia, in una giornata tipo, un dottorando in fisica teorica che si occupa di Relatività Generale e Gravità Quantistica. Tenendo una sorta di diario di bordo questa domanda mi creerà meno imbarazzo, in gran parte dovuto al fatto che nemmeno io so di preciso cosa farò. Sembra che un esperimento del genere non presenti controindicazioni, quindi perché non farlo?

Tutto ciò rappresenta la genesi del mio blog, CIVIM. Il nome altro non è che l’abbreviazione di Come Io Vedo Il Mondo, volendo sottolineare il quanto, seppur ci crediamo al di sopra dei nostri giudizi e pregiudizi e prospettive, alla fine riusciamo a vedere solo quello vediamo e ci vuole un grande sforzo (e onestà intellettuale) per andare un po’ oltre.