La prima settimana di dottorato

La mia prima settimana di dottorato è finita e nulla sembra essere cambiato rispetto a prima.

Tralasciando la burocrazia e piccole scelte da compiere (come per esempio quali corsi seguire), questi giorni mi hanno visto semplicemente stare a casa e studiare. Col mio relatore ho scelto l’argomento di cui voglio occuparmi (ma questo processo è cominciato molto tempo prima) e mi sono pienamente dedicato a rivedere vecchi esami e riprendere alcuni libri che avevo per ristudiare molti dei concetti che poi mi serviranno. Nel corso degli anni di studio ho acquisito una certa esperienza nello studiare e specialmente nel capire le cose e me ne sono accorto specialmente ora. Nelle mie vecchie carte vedo molto di più di quanto vedessi la prima volta, anche se le parole non sono cambiate e le formule continuano a essere le stesse. Mi è piaciuta questa sensazione, l’ho trovata in un certo qual senso confortante.

Quando ho scritto che nulla sembra essere cambiato, mi riferivo alle mie giornate. Ho trascorso questa settimana come quando ero studente in periodo di esami, o come quando, nell’anno che è passato tra la laurea magistrale e la vincita di una borsa di dottorato, riuscivo a ritagliarmi del tempo per scrivere i miei primi due articoli (che hanno svolto un ruolo importante nella vincita). Ora è tutto diverso perché ho una posizione, dei doveri, dei diritti, uno stipendio che mi permette di non preoccuparmi eccessivamente dei soldi. Ma continuo a restare a casa sulla stessa scrivania, con la stessa penna che sono solito usare. La sensazione è davvero strana da descrivere e non mi sento abbastanza bravo per trasmetterla, ma è come se fossi stato vittima di una certa inerzia al cambiamento, anche se è ciò che ho desiderato e per cui mi sono impegnato considerandola l’unica cosa che valga la pena fare.

Sono io in primis a percepire questo ragionamento come contraddittorio, ma vivendolo l’ho trovato perfettamente sensato. Ieri ho cercato di pensarci su in modo quanto più lucido possibile ed ho concluso che devo andare in università, anche quando non strettamente necessario. Ho bisogno di quei luoghi, delle persone che vi sono dentro e di tutte le piccole cose che vi succedono. Da domani comincerò ad andarci e per la prima volta entrerò in aula dottorandi da dottorato. Forse rendo il tutto troppo melodrammatico, ma alla fine le cose hanno solamente l’importanza che decidiamo di dare. Per me tutto questo è importante e non mi sento di vivere con leggerezza questo primo passo. Col tempo poi diventerà un’abitudine, ma non un qualcosa di scontato.